La colite ulcerosa è un’infiammazione cronica dell’intestino, precisamente della mucosa del retto e del colon (parte discendente, nella maggior parte dei casi).

Le cause scatenanti di questa malattia sono ancora sconosciute, tuttavia sono state formulate delle ipotesi che la inserirebbero nella categoria delle malattie ereditarie, poiché si è notata una maggiore presenza di questa malattia in concomitanza con casi già registrati in famiglia. È molto diffusa tra la popolazione occidentale tra i trenta e i sessant’anni.

In condizioni di colite ulcerosa la mucosa intestinale appare arrossata, ipersensibile e può sanguinare facilmente. In questa fase di infiammazione si possono osservare numerose ulcere sulla parete della mucosa. Questa condizione porta ad una dilatazione dei vasi sanguigni e conseguenti emorragie.

A livello delle lesioni, invece, i vasi sanguigni sono compressi, il che porta ad una necrosi dei tessuti, rendendo la mucosa ancora più fragile.

Di solito la malattia inizia con attacchi di diarrea e coliche addominali e nelle feci si riscontrano perdite di sangue e, molto raramente, perdite bianche di muco. I sintomi variano per intensità e durata e talvolta si intervallano a periodi di calma apparente, per poi sfociare in attacchi ancor più acuti e violenti, con tanto di febbre. A differenza del morbo di Crohn non c’è alcuna fase sintomatica di preavviso.

Il trattamento di questa malattia cambia da paziente a paziente, poiché il quadro sintomatico è diverso in ogni singolo caso.

I corticosteroidi, il metronidazolo, l’acido aminosalicilico e in generale tutti gli antidiarroici sono medicinali di frequente utilizzo.

Alternativamente, e solo per i pazienti più gravi, è consigliato l’intervento chirurgico: vengono asportati il retto e la parte terminale del colon, poi viene lasciato il retto senza mucosa e saldato all’ileo.